Vita consacrata: don Barbaglia (biblista), “il governo custodisce il carisma, non lo nega”

27.05.2026

Articolo di Riccardo Benotti
SIR Agenzia d'Informazione
27 maggio 2026

"Nel Nuovo Testamento il carisma non appare come un possesso individuale o un privilegio spirituale, ma come una dotazione orientata all'edificazione della comunità, strettamente connessa al servizio, al discernimento e all'ordine ecclesiale". Lo ha affermato don Silvio Barbaglia, biblista e parroco della diocesi di Novara, intervenendo questa mattina alla 105ª Assemblea dell'Usg (Unione superiori generali), in corso alla Fraterna Domus di Sacrofano sul tema "Trasmettere il carisma nel servizio di governo".

 Nella sua relazione su "Quale carisma? Origine e senso biblico", don Barbaglia ha analizzato i capitoli 12-14 della Prima lettera ai Corinzi, mostrando come Paolo distingua tre livelli dell'azione dello Spirito nella Chiesa: il dono ricevuto, il servizio esercitato e l'efficacia che ne deriva. "Ogni carisma è chiamato a diventare servizio – ha spiegato – per non essere vanificato, al servizio dell'edificazione della comunità. Ogni carisma che non guarda all'edificazione comunitaria è sottoposto a critica severa circa la sua origine divina". Il criterio fondamentale, ha aggiunto il biblista, è l'amore: "I carismi sono autentici solo quando assumono la forma dell'agapē, cioè la forma diaconica cristocentrica". Applicando questa prospettiva alla vita consacrata, don Barbaglia ha concluso: "Ciò che deve essere trasmesso non è soltanto una memoria delle origini, ma una forma evangelica di vita capace di generare ancora oggi comunione, missione e discernimento".


Vita consacrata: don Barbaglia (biblista), "il governo non è l'antitesi del carisma ma una delle condizioni della sua trasmissione"

TESTO
"Il governo non è l'antitesi del carisma, bensì una delle condizioni della sua trasmissione, poiché ne condivide la natura profonda come dono dello Spirito". Lo ha sostenuto don Silvio Barbaglia, biblista e parroco della diocesi di Novara, nella relazione tenuta questa mattina alla 105ª Assemblea dell'Usg a Sacrofano. Partendo dalla distinzione biblica tra ruaḥ – lo Spirito come forza irrompente – e dabar – la Parola come principio di intelligibilità e direzione – don Barbaglia ha proposto una lettura del governo come funzione analoga a quella della parola rispetto allo Spirito: "Non negazione dello Spirito, ma sua configurazione storica; non repressione del dono, ma sua leggibilità comunitaria". Il teologo ha poi richiamato la categoria di Max Weber sulla "routinizzazione" del carisma per sottolineare la sfida che attende ogni istituto religioso: "Il servizio di governo non può limitarsi né a custodire strutture vuote né a celebrare un carisma mitizzato. Il suo compito è accompagnare la necessaria mediazione istituzionale del carisma in modo che la forma storica non soffochi la sorgente, ma nemmeno la lasci disperdersi". Il criterio ultimo resta quello paolino: "Dove un presunto carisma produce autoreferenzialità, frammentazione e incomunicabilità, esso diventa sospetto. Dove invece genera edificazione, comunione e responsabilità condivisa, lì mostra la propria autenticità".

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