Vita consacrata: p. Bevilacqua (clarettiani), “il carisma deve essere mantenuto vivo, non congelato”
Articoli di Riccardo Benotti
SIR Agenzia d'Informazione
27 maggio 2026

"Il carisma non è una bottiglia di acqua distillata. Altrimenti sarebbe qualcosa di sterile che solo in laboratorio può conservare la sua purezza".
Con le parole di Papa Francesco, p. Maurizio Bevilacqua, dei Missionari Clarettiani, ha aperto questo pomeriggio la sua relazione su "Carisma, istituzione e governo" alla 105ª Assemblea dell'Usg (Unione superiori generali), in corso alla Fraterna Domus di Sacrofano.
Il teologo ha affrontato la questione di come si trasmette un carisma fondativo, partendo da una constatazione: "L'unico modo che abbiamo di trasmettere un'esperienza è raccontarla". I fondatori lo hanno fatto attraverso regole, costituzioni, lettere, autobiografie, ma soprattutto "nella relazione vitale con i loro compagni, amici, discepoli".
Bevilacqua ha articolato la trasmissione del carisma attorno a quattro verbi tratti dal documento "Mutuae relationes": vivere, custodire, approfondire, sviluppare. "Non si può fissare una volta per sempre il carisma – ha sottolineato –. Nel tempo non solo deve essere ogni volta nuovamente compreso, ma anche arricchito dai doni ricevuti da chi lo vive".
La scelta di "congelare il dono ricevuto non è un'opzione possibile: significherebbe rinunciare a priori a credere che esso possa ancora interessare qualcuno oggi".
Vita consacrata: p. Bevilacqua (clarettiani), "il carisma si sviluppa solo nell'ascolto del popolo di Dio e delle esigenze del mondo
"Il carisma può svilupparsi in modo corretto solo nell'ascolto del popolo di Dio e delle esigenze del mondo". Lo ha affermato questo pomeriggio p. Maurizio Bevilacqua, dei Missionari Clarettiani, nella relazione tenuta alla 105ª Assemblea dell'Usg a Sacrofano.
Il teologo ha richiamato la riflessione che l'allora vescovo ausiliare di Buenos Aires, Jorge Mario Bergoglio, propose nel 1994 al Sinodo dei vescovi, identificando tre tensioni bipolari per la vita religiosa: tra famiglia religiosa e popolo di Dio, tra Chiesa particolare e Chiesa universale, tra carisma proprio e necessità del mondo. "Le necessità non devono livellare malamente la diversità dei carismi, ma neppure questi devono ridursi a uno stile particolarista che non permetta di vedere e di farsi carico delle necessità", citava Bevilacqua dalle parole di Bergoglio.
Oggi, ha osservato il relatore, il rischio più frequente non è presentare "una veneranda reliquia del passato", ma una "sorta di omogeneizzazione in cui ciò che distingue un'opera dall'altra non è il carisma che la anima, ma solo il logo che vi è apposto".
Per il governo degli istituti, il compito è accompagnare il discernimento nell'incontro con le nuove generazioni e le diverse culture, "costruendo insieme modelli di vita secondo il carisma".
