Chiamati alla cura della salute integrale delle persone

Intervista a Padre Umberto Brugnoni, Superiore Generale dei Guanelliani

Nella situazione che stiamo vivendo a causa del COVID, in collaborazione con il Sig. Riccardo Benotti, caposervizio dell'agenzia SIR (Servizio Informazione Religiosa) che è l'organo d'informazione della CEI (Conferenza Episcopale Italiana), abbiamo inviato alcune domande alle congregazioni più esposte e impegnate nel campo della salute.

Ecco oggi le risposte di Padre Umberto Brugnoni :

1. Come è cambiata l'attività della Congregazione nella cura dei malati?

Al Nord Italia l'aspetto più marcato del cambiamento si è manifestato nell'aumentare a dismisura il carattere strettamente sanitario che le nostre strutture (sociosanitarie o socioassistenziali) di loro natura non hanno, a discapito di quegli aspetti comunitari ed educativi che caratterizzano il nostro approccio alle persone fragili, disabili ed anziane. L'adozione dei dispositivi DPI è come se avesse, almeno per un momento, sterilizzato le relazioni e i contatti con grandi disagi degli ospiti ma anche degli operatori. È da aggiungere anche il problema di un personale di base (OSS e ASA) non strettamente e precipuamente formato per gestire in termini di prevenzione e gestione del contagio una situazione emergenziale. 

Al Centro-Sud, là dove si sono verificati casi di contagio, su disposizioni sanitarie regionali, il centro residenziale si è trasformato in struttura sanitaria anche se prima non lo era. Pertanto, ha cominciato a funzionare con ritmi ed attenzioni da ospedale a discapito dell'attenzione prettamente riabilitativa e/o assistenziale. In questi casi notevole è stato (e lo è tuttora) l'esborso economico a carico dell'Opera, necessario per affrontare l'emergenza, specialmente per assicurare la continuità operativa del personale, la fornitura dei DPI, la sanificazione degli ambienti e lo smaltimento dei rifiuti biologici infetti. Valutando l'attività in generale all'interno della struttura, in questo tempo di emergenza la corresponsabilità tra direttore della casa, RSPP, direttore sanitario e medico competente è stata assai necessaria ed è stata attestata in sede di verifiche sanitarie regionali, fino al punto che la responsabilità della conduzione della casa - a motivo dell'aspetto prioritario della cura sanitaria - dal direttore religioso è passata al direttore sanitario (figura ragionevolmente indicata nelle apposite sedi come "referente Covid").

2. Quanti pazienti affetti da Covid-19 sono transitati nelle Vostre strutture? 

Con la premessa che in Regione Lombardia non sono stati eseguiti dalle ATS tamponi a tappeto neppure nelle RSA e Strutture per Disabili, ad oggi con certezza possiamo dire 35 anziani e 16 disabili. Il dubbio fondato che in alcune situazioni di RSA e Comunità Disabili il contagio sia stato e sia più diffuso permane e per questo ci stiamo attrezzando per una scrematura generale promossa dalla Provincia.

Nelle nostre strutture meridionali non sono transitati ospiti/pazienti affetti da Covid, se per transito si intende che questi sono stati accolti su richiesta da parte delle Regioni o ASL locali. In una nostra struttura (casa di riposo) si sono verificati però dei contagi tra gli ospiti e tra il personale dipendente (situazione che se pur nell'emergenza, si è riusciti a tenere sotto controllo, facendo leva sulla tutela e prevenzione e sulle misure di contenimento).

3. Si sono ammalati anche i vostri religiosi per curare i malati?

Al momento, al Nord Italia, in modo conclamato e direttamente riferibile al contatto con malati covid no.

AL Sud, sì. Un'intera nostra comunità locale, ma non durante la cura propriamente detta (che è riservata al personale OSS, infermieristico e medico). Il loro contagio è avvenuto all'inizio della diffusione del virus nella struttura durante i momenti di animazione religiosa, dei pasti e dello svago.

4.Che attenzione avete mostrato nei confronti del personale medico e infermieristico?

Al Nord abbiamo recuperato con le sole nostre risorse economiche tutti i dispositivi utili a mettere il più possibile in sicurezza gli operatori sanitari. Dal punto di vista del protocollo ci siamo attenuti alle indicazioni di ATS. Abbiamo dato attenzione a situazioni di fragilità favorendo le forme di ammortizzazione sociale per chi, a causa di problemi di salute, potesse risultare fortemente a rischio. Abbiamo dato tanto spazio all'ascolto e al sostegno delle persone. Stiamo individuando la forma per attivare un sostegno di tipo psicologico. 

Nel Centro Sud abbiamo corrisposto a tutte quelle richieste dalla normativa vigente e rafforzate in emergenza Covid, in linea con le indicazioni dell'Istituto Superiore di Sanità e con il Protocollo di regolamentazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus SARS-COV-2 negli ambienti di lavoro, sottoscritto tra le parti sociali. Nello specifico mettendo in atto le misure preventive, di tutela e di contenimento attraverso DPI idonei alle mansioni da svolgere, sanificazioni, percorsi dedicati, accoglienza residenziale su base volontaria presso area dedicata della struttura. In aggiunta alle misure sanitarie di prevenzione e tutela, tutte attestate dal RLS e precedute da opportuno confronto con alcune sigle sindacali dei lavoratori dipendenti, sono stati riconosciuti incentivi di carattere economico a chi ha lavorato/sta lavorando nell'emergenza. 

5. Cosa significa essere un religioso vocato alla cura della salute delle persone e trovarsi di fronte a una simile pandemia?

Significa uscire da schemi sperimentati e misurarsi con domande e problematiche più profonde di quelle sperimentate finora; significa capire meglio il proprio ruolo non sul versante della prestazione sanitaria ma del senso della vita e del rapporto con Dio; significa stare accanto alle persone (malati - familiari - operatori) con capacità di accoglienza e di ascolto; significa farsi portatori davanti a Dio della sofferenza e delle domande di tante persone con la preghiera di intercessione.

La tutela della salute della persona - quale valore principale da perseguire e custodire - ha caratterizzato instancabilmente l'azione umana, spirituale e pastorale dei nostri religiosi, che non si sono risparmiati nell'assicurare "Pane e Signore", facendosi intercessori-mediatori davanti a Dio, innanzitutto, e anche di fronte agli uomini (leggasi: istituzioni civili). 

La pandemia certamente costringerà a riflettere sul futuro delle nostre opere caritativo-assistenziali e riabilitative ponendoci di fronte a rimodulazioni organizzative e strutturali. Come poter continuare garantendo sicurezza, salute e santità? Forse in futuro sarà necessario evitare il più possibile promiscuità, favorendo la vita dei nostri ospiti in più gruppi numericamente ridotti, e perciò si renderanno necessarie ripensamenti logistici, ridistribuzioni del personale dipendente ed aggravi economici. Tutto questo a fronte delle difficoltà economiche già persistenti, almeno là dove gli enti faticano a riconoscerci (nei tempi e nelle modalità) il necessario. 

Noi religiosi dovremo fare i conti con qualcosa di nuovo che inevitabilmente avanzerà per la vita e l'organizzazione delle nostre strutture e con la necessità di non mortificare la ricchezza del carisma e della specificità della nostra missione (assistenziale, riabilitativa ed educativa) di fronte alle necessità di dover corrispondere adeguatamente alle esigenze normative che ne scaturiranno. Chissà? ... Certamente una Casa di riposo non dovrebbe essere vista/letta come un ospedale e un Istituto religioso che per la sua natura non esprime la sua missione in un contesto ospedaliero, non dovrebbe essere "costretto" dalla normativa a farlo...

I religiosi chiamati alla cura della salute delle persone, per vocazione, sono chiamati a prendersi cura anche dell'anima e dello spirito e perciò, anche di fronte alla pandemia, non potranno disattendere l'anelito pastorale del Cristo buon pastore, samaritano, maestro... E non dovranno che ricollocarsi dentro il tessuto della Chiesa-Corpo di Cristo, piuttosto che dentro un alveo che potrebbe "portarli" ad erogare meri servizi sociali sostituivi o sussidiari rispetto all'azione dello Stato. A meno che questi servizi - e lo stiamo vedendo in questo tempo di pandemia - in mano ai religiosi non facciano splendere il segno della gratuità, della fiducia nella Provvidenza, della dedizione, della diligenza (caratterizzata da prevenzione e promozione), e dunque della profezia evangelica...