I martiri di Quiché (Guatemala)

07.06.2021

P. Amado L. Picardal, CSsR

Co-segretario esecutivo della commissione di Giustizia, Pace e Integrità del Creato
 Unioni di Superiore/i Generali UISG & USG

Il 23 aprile 2021, tre sacerdoti appartenenti ai Missionari del Sacro Cuore (MSC) e sette catechisti sono stati beatificati a Quiche, in Guatemala. I sacerdoti religiosi erano: José María Gran Cirera, P. Juan Alonso Fernández e P. Faustino Villanueva. I sette laici erano: Rosalío Benito, Reyes Us, Domingo del Barrio, Nicolás Castro, Tomás Ramírez, Miguel Tiú e Juan Barrera Méndez, che aveva allora solo dodici anni.

I dieci martiri sono stati torturati e uccisi dalle forze di sicurezza e dagli squadroni della morte all'inizio degli anni '80. Altri quattro martiri, morti in quel periodo, erano stati beatificati precedentemente. Tra questi c'erano anche P. Tullio Marcello Maruzzo, un francescano italiano, P. Stanley Rother, un sacerdote diocesano statunitense, e P. James Miller, un fratello de La Salle, anche lui proveniente dagli Stati Uniti. Altri sacerdoti sono stati assassinati: P. Eufemio López, P. Walter Voorkdeckers (CICM), P. Carlos Gálvez Galindo, P. Carlos Morales López (OP), Augusto Ramirez Monasterio (OFM). Altri due sacerdoti sono stati rapiti e sono scomparsi: P. Carlos Alonso (SJ) e P. Conrado de la Cruz (delle Filippine). Mons. Juan Gerardi, ex vescovo di Quiche, è stato assassinato nel 1998 da ufficiali dell'esercito. Il loro martirio non è stato ancora riconosciuto da Roma.

Quali furono le circostanze storiche e su quali basi la Chiesa ha riconosciuto il loro martirio?

Nel 1952, il presidente del Guatemala, Jacobo Arbenz, attuò un programma di riforma agraria che fece infuriare la United Fruit Company (UFC), di proprietà degli Stati Uniti, la quale controllava il 42% delle terre del Paese. L'UFC, che aveva etichettato il governo guatemalteco come minaccia comunista, partecipò a una campagna volta a far pressione sul presidente Dwight Eisenhower e convincerlo a intervenire. Il Segretario di Stato statunitense, John Foster Dulles, e suo fratello Allen Dulles, capo della CIA, che aveva già legami con l'UFC, idearono l'operazione PBSuccess (nome in codice) per rovesciare Arbenz. Per ben quarant'anni, dopo il colpo di stato del 1954, istigato dalla CIA contro un governo democraticamente eletto, il Guatemala fu governato da regimi militari sostenuti dall'élite dei proprietari terrieri e dagli Stati Uniti d'America. Per sradicare la resistenza, furono commesse innumerevoli atrocità e violazioni dei diritti umani. Più di duecentomila persone furono uccise e quarantamila furono rapite e scomparvero: i "desaparecidos". La maggior parte delle vittime erano Maya, per lo più poveri e diseredati. Una commissione delle Nazioni Unite dichiarò in seguito che si trattò di un genocidio perpetrato dai regimi dittatoriali di destra, in particolare sotto Efrain Rios Montt.

Durante gli anni '80, l'esercito guatemalteco assunse un potere governativo quasi assoluto e tentò di eliminare coloro che erano visti come nemici in tutte le istituzioni socio-politiche del Paese, comprese classi politiche, sociali e intellettuali. Le esecuzioni extragiudiziali furono effettuate da forze di sicurezza e squadroni della morte finanziati, addestrati ed equipaggiati dagli Stati Uniti. L'amministrazione Reagan rafforzò il suo sostegno al regime dittatoriale, nonostante le restrizioni imposte dall'amministrazione Carter.

Il periodo sotto Rios Montt fu il più sanguinoso, con massacri generalizzati di Maya, che il regime militare considerava la base popolare del movimento di resistenza. Tra le altre vittime della repressione c'erano attivisti, politici di sinistra, sindacalisti, personalità del mondo accademico, giornalisti, studenti, rifugiati rimpatriati, bambini di strada e operatori religiosi.

In quella situazione, furono molti i sacerdoti, i religiosi, le religiose e i laici che espressero la loro solidarietà con i poveri e denunciarono le ingiustizie e le violenze. La Chiesa cattolica diventò oggetto di persecuzione per il ruolo che svolgeva nella difesa della dignità e dei diritti dei poveri. Coloro che portarono avanti fedelmente la missione di promuovere la giustizia e la pace soffrirono. Molti furono stati rapiti e scomparvero. Altri furono uccisi. Nel loro messaggio del 21 marzo 2021, i vescovi del Guatemala hanno spiegato il motivo della beatificazione di questi martiri:

"Durante gli anni di conflitto armato interno, hanno versato il loro sangue perché erano convinti che non c'è amore più grande del dare la propria vita per gli altri, soprattutto quando la Chiesa cattolica era impegnata a difendere i valori del Regno proclamati dal Signore Gesù: la difesa della dignità umana, il rispetto della vita, la giustizia sociale e la difesa dei più deboli e vulnerabili."

In un'intervista concessa a Vatican News, il vescovo Rosolino Bianchetti della diocesi di Quiche descrive così ciò che fecero questi martiri:

"Non si fermarono di fronte a nessun tipo di minaccia e 'abbracciarono la loro croce', furono perseguitati, torturati e uccisi da coloro che consideravano gli insegnamenti del Vangelo 'un pericolo' per gli interessi dei potenti. Con la Parola di Dio e il rosario in mano, percorrevano in lungo e in largo le loro comunità per aiutare i più bisognosi: i sacerdoti guidavano i fedeli, mentre i laici (dopo aver finito il lavoro agricolo) visitavano i malati, proclamavano la Buona Novella, servivano in chiesa e aiutavano i campesinos a recuperare la terra dei loro antenati, che apparteneva a loro e che era stata loro ingiustamente rubata."

Tradizionalmente il martirio è associato all' "odium fidei", l'odio della fede. Fu così nei primi tre secoli, nel Seicento e nel Settecento durante l'espansione missionaria in Asia, e all'inizio del XX secolo durante la Guerra civile spagnola e la Seconda guerra mondiale. Nel caso del Guatemala, il martirio era la conseguenza della pratica della fede, non solo una fede che si esprimeva professando alcune credenze, ma anche una fede liberatrice che cercava la giustizia ed era solidale con i poveri e gli oppressi. Non si trattava semplicemente di una prassi politica, ma di azioni profetiche, espressione del discepolato cristiano. Il martirio era la conseguenza del compimento della missione profetica, un martirio simile a quello di san Oscar Romero e di altri martiri non dichiarati in America Latina e altrove.

Il riconoscimento da parte di Papa Francesco e della Chiesa universale dei martiri guatemaltechi è quindi molto significativo e dovrebbe essere celebrato come un'evoluzione del concetto di martirio. È inoltre un riconoscimento del contributo dato dalla Chiesa locale in Guatemala alla promozione dello sviluppo umano integrale, della giustizia e della pace, che è un'autentica espressione della fede cristiana.

In pieno conflitto armato, i vescovi cattolici hanno promosso pacificamente i colloqui di pace affrontando la questione della violenza alla radice, ossia le disuguaglianze politiche, sociali ed economiche. Hanno sostenuto l'iniziativa della Federazione Mondiale Luterana di riunire i leader militari, governativi e guerriglieri a Oslo, in Norvegia, per negoziare e infine raggiungere un accordo di pace nel dicembre 1996.

Nell'ambito del processo di pace, i vescovi cattolici hanno lanciato il progetto "Recupero della memoria storica" che ha permesso ai sopravvissuti di rompere il silenzio indotto dalla paura e dare le loro testimonianze, denunciare i crimini di guerra e identificare i colpevoli. Il vescovo Juan Gerardi, che ha presentato le conclusioni del progetto per il recupero della memoria storica il 24 aprile 1998, è stato assassinato due giorni dopo. Tre membri dell'esercito sono stati condannati, ma i mandanti dell'omicidio restano impuniti. Non è stato riconosciuto fino ad ora il martirio del vescovo Gerardi, che è stato il principale difensore dei Maya e ha lavorato instancabilmente per la giustizia, la pace e il rispetto dei diritti umani.

La beatificazione è quindi una conferma della testimonianza non solo dei martiri, ma di tutta la Chiesa guatemalteca che ha attraversato un periodo di persecuzione. I martiri rappresentano l'insieme della Chiesa che soffre e del popolo guatemalteco, specialmente i campesinos e i Maya che costituiscono la maggioranza. Oltre a celebrare la loro beatificazione e ad aspettare la loro canonizzazione, dovremmo continuare a ricordare le innumerevoli altre persone che hanno sofferto e sono morte, e quelle che sono sopravvissute, specialmente tra i religiosi. Tra questi, Suor Dianna Ortiz, un'orsolina americana che fu rapita e torturata, ma che sopravvisse e rivelò la complicità del governo statunitense con i regimi militari guatemaltechi. Anche se non sono state riconosciute ufficialmente come martiri, queste persone hanno a loro modo testimoniato la verità e la loro fede. Dopo tutto, la parola martirio deriva dalla parola greca "marturein" che significa "dare testimonianza".

Non basta celebrare la beatificazione dei martiri e ricordare le tante altre persone che hanno sofferto e sono morte, dobbiamo anche testimoniare la verità e chiedere conto a coloro che hanno perpetrato le ingiustizie e le violenze per poter dire "Mai più". Due giorni prima di essere assassinato, il vescovo Juan Gerardi ha detto:

"Se non conosciamo la verità, le ferite del passato rimangono aperte e non possono essere guarite... 'Verità' è la parola chiave, ed è ciò che romperà questo ciclo di violenza e morte e aprirà un futuro di speranza e luce per tutti."

Quasi venticinque anni dopo la morte di Gerardi e dopo l'accordo di pace, la maggioranza della popolazione guatemalteca continua a soffrire a causa di una diffusa situazione di povertà e disuguaglianza. Molti emigrano negli Stati Uniti in cerca di una vita migliore, ma per loro, le frontiere rimangono chiuse. Molti dei responsabili delle violenze e delle ingiustizie restano impuniti. Anche se il presidente Clinton ha ammesso la complicità delle precedenti amministrazioni statunitensi e ha presentato delle scuse pubbliche durante la sua visita in Guatemala, gli Stati Uniti hanno fatto ben poco per riparare i danni causati in Guatemala e nel resto dell'America Latina. L'atto più profetico della Chiesa cattolica negli Stati Uniti, così come degli ordini religiosi, è quello di onorare la memoria dei martiri e di rendere il governo consapevole del suo obbligo morale di risarcire i Paesi che considerava il suo "cortile di casa". Le Chiese locali e le comunità religiose dell'America Centrale hanno l'obbligo non solo di gioire per la beatificazione dei martiri, ma anche di chiedere conto, di continuare ad essere testimoni profetici e di continuare il lavoro di giustizia, pace e integrità del creato.